La leggenda del volto nella roccia - preparativi

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In attesa di pubblicare il cartone animato del racconto, presentiamo il testo scritto e recitato da Laura Merli.

Classe II elementare di Prosto di Piuro
Insegnante e autrice del racconto: Rita Cerletti

Leggenda del volto nella roccia

Tanti, tanti anni, fa la potente famiglia dei Vertemate, ebbe forti controversie
con un piurasco, il quale, per rimediare alle grosse difficoltà in cui era caduto,
decise di cercar fortuna lontano dalla sua valle.
Egli lasciò l’antica città di Piuro per emigrare nel Nuovo Mondo, in America,
dove per sopravvivere, dovette adattarsi a svolgere vari lavori:
il cuoco,
il falegname,
il taglialegna,
e anche il guardiano delle mucche, il cowboy.
In questo lavoro si sentiva abbastanza esperto, dato che, di vacche, ne aveva
avute parecchie da custodire su per gli alpeggi di Savogno, dall’ Alpiggia a
Lago.
Il nostro piurasco cavalcava per settimane nelle sterminate praterie
americane, prendendosi cura di una grande mandria che gli era stata affidata
da un ricco proprietario terriero.
Durante una di queste cavalcate al seguito della sua mandria, capitò nelle
vicinanze di un indiano caduto da cavallo.
L’uomo, non più giovanissimo, giaceva a terra, sul greto di un fiume,
lamentandosi per i forti dolori ad una gamba che sembrava rotta oltre che
sanguinante.
Il cowboy non ebbe esitazione a prestar soccorso allo sconosciuto.
A cenni gli fece capire di volerlo aiutare.
Prese delle pezze di iuta che teneva in una tasca della sella e gli fasciò per
bene la gamba; infine, sorreggendolo, lo accompagnò al suo accampamento.
La gente del villaggio lo guardò con diffidenza, ma ben presto capì di aver
incontrato un bianco che si era comportato da amico.
Gli uomini, riconoscenti per aver salvato il loro capo, lo invitarono nella tenda
delle riunioni e gli donarono delle pelli pregiate,
mentre le donne prepararono per lui un sacco di preziosi monili in argento da
loro lavorati con preziose pietre di turchese.
Il regalo ricevuto costituì la sua vera fortuna, così che il valligiano poté, ormai
anziano, tornare ricco in Val Bregaglia, per vivere serenamente la sua
vecchiaia.
Non ritrovò il suo paese, distrutto dalla frana del 1618, non ritrovò tanti suoi
amici, ma neppure quei Vertemate che lo avevano costretto ad emigrare.
Un giorno, mentre assorto nei suoi ricordi passeggiava nelle vicinanze di una
cava di pietra ollare, ebbe un’idea: realizzare sulla roccia il profilo del capo
indiano che, con la sua gente, aveva determinato la sua fortuna, cambiando il
suo destino.
Il vecchio entrò nell’area della cava e osservò lavorare i cavatori;
ne vide uno particolarmente bravo e gli chiese se fosse stato disponibile a
lasciare un segno, sulla roccia della valle, di quella che era stata la sua vita
avventurosa. Naturalmente ne avrebbe ricevuto un giusto compenso.
Il lavorante accettò e, seguendo le indicazioni del vecchio cowboy di Piuro, in
un punto sulla roccia di Poiatengo, scolpì un magnifico profilo di volto indiano,
che ancor oggi possiamo ammirare se percorriamo la pista ciclabile da
Chiavenna verso Piuro.